Tassazione dei titoli di Stato: come funziona

Interessi e guadagni sui titoli di Stato sono tassati al 12,5%, metà dell'aliquota ordinaria sulle rendite finanziarie. A questo si aggiungono l'esenzione dall'imposta di successione e l'esclusione dall'ISEE fino a 50.000 euro, mentre l'imposta di bollo si applica come per gli altri investimenti.

Aggiornato al 29 ottobre 2026

L'aliquota del 12,5%

In Italia le rendite finanziarie sono tassate in via generale al 26%. Per i titoli del debito pubblico la legge prevede invece un'aliquota agevolata del 12,5%, che si applica a:

  • titoli di Stato italiani: BOT, BTP, CCTeu, CTZ, BTP€i, BTP Italia, BTP Valore e simili;
  • titoli equiparati, come i buoni fruttiferi postali;
  • titoli di Stato esteri emessi da Paesi inclusi nella white list (Paesi che consentono un adeguato scambio di informazioni fiscali);
  • obbligazioni di organismi internazionali previsti da accordi ratificati dall'Italia, come BEI e Banca Mondiale.

L'aliquota si applica a cedole, scarti di emissione (BOT, CTZ, titoli emessi sotto la pari), premi fedeltà e plusvalenze da vendita. Nei fondi e negli ETF obbligazionari il 12,5% vale solo per la quota media del patrimonio investita in titoli pubblici, il resto è tassato al 26%.

  • 12,5%Cedole e plusvalenze
  • 48,08%Quota utile delle minusvalenze
  • 0,20%Bollo annuo sul deposito
  • 50.000 €Esclusione ISEE

Come viene applicata: cedole, scarti e plusvalenze

Cedole

La banca trattiene il 12,5% al momento del pagamento. Su una cedola semestrale lorda di 20 euro si incassano 17,50 euro.

Scarto di emissione

Per i BOT la ritenuta è applicata all'acquisto: su 10.000 euro nominali comprati a 97,50 si pagano 9.750 euro più 31,25 euro di imposta (12,5% di 250). Per i titoli con cedola emessi sotto la pari, lo scarto viene tassato pro rata o al rimborso.

Plusvalenze

La plusvalenza è la differenza tra prezzo di vendita (o rimborso) e prezzo di acquisto, al netto della parte che rappresenta interessi già tassati. Esempio: BTP acquistato a 96 e venduto a 99 su 10.000 euro nominali: plusvalenza lorda 300 euro, imposta 37,50 euro.

Rateo di interessi

Chi vende un BTP tra due cedole incassa dal compratore il rateo di interessi maturati. La quota di interessi maturata durante il proprio periodo di possesso è tassata al 12,5% come reddito di capitale; l'intermediario gestisce automaticamente il calcolo nel regime amministrato.

Minusvalenze: la regola del 48,08%

Le minusvalenze su titoli di Stato possono essere compensate con plusvalenze realizzate nello stesso anno o nei quattro anni successivi, ma solo per il 48,08% del loro importo. La percentuale corrisponde al rapporto 12,5 / 26 e serve a evitare che una perdita su un titolo tassato al 12,5% riduca imposte dovute al 26%. Allo stesso modo, le plusvalenze su titoli di Stato concorrono alla compensazione per il 48,08%.

Esempio: nel corso dell'anno vendi BTP con una perdita di 2.000 euro e azioni con un guadagno di 1.500 euro.

  1. Minusvalenza utilizzabile: 2.000 × 48,08% = 961,60 €.
  2. Plusvalenza azionaria imponibile: 1.500 − 961,60 = 538,40 €.
  3. Imposta: 538,40 × 26% = 139,98 €, invece di 390 € senza compensazione.

Le cedole sono redditi di capitale e non possono essere compensate con minusvalenze, che sono redditi diversi. Una perdita in conto capitale non riduce quindi le imposte sulle cedole incassate. Le stesse regole valgono per le azioni: vedi la guida sulla tassazione delle azioni e il calcolatore delle plusvalenze.

Imposta di bollo

Sul deposito titoli si paga l'imposta di bollo dello 0,20% annuo, calcolata sul valore di mercato al termine di ciascun periodo di rendicontazione e addebitata dalla banca. Per persone fisiche non è previsto un tetto massimo. Su 20.000 euro di BTP il costo è di 40 euro l'anno, pari a 0,2 punti di rendimento: va considerato soprattutto per titoli a breve o con cedole basse. I buoni fruttiferi postali sono esenti quando il valore di rimborso complessivo non supera 5.000 euro.

Ai titoli di Stato e alle obbligazioni non si applica la Tobin tax, prevista solo per le azioni italiane e i relativi derivati.

Esenzione dall'imposta di successione

I titoli del debito pubblico italiano e quelli equiparati, compresi i buoni fruttiferi postali, sono esclusi dall'attivo ereditario ai fini dell'imposta di successione. In pratica il loro valore non concorre al calcolo dell'imposta, indipendentemente dall'importo e dal grado di parentela degli eredi. Gli eredi devono comunque includerli nella dichiarazione di successione per ottenerne il trasferimento. Per i titoli esteri verifica con un professionista se ricorrono le condizioni per l'esenzione.

Esclusione dall'ISEE fino a 50.000 euro

La Legge di Bilancio 2024 (legge 213/2023) ha escluso dal calcolo dell'ISEE i titoli di Stato, i buoni fruttiferi postali e i libretti di risparmio postale fino a un valore complessivo di 50.000 euro per nucleo familiare. Il valore eccedente la soglia rientra nel patrimonio mobiliare come gli altri investimenti.

Esempio: un nucleo con 70.000 euro di BTP e 10.000 euro di buoni postali (80.000 euro di prodotti agevolati) dichiara ai fini ISEE solo 30.000 euro; se possiede anche 15.000 euro di ETF azionari, questi sono conteggiati per intero.

Le regole ISEE e fiscali possono cambiare con le leggi di bilancio. Le informazioni sono aggiornate a ottobre 2026; per casi specifici verifica con l'Agenzia delle Entrate, l'INPS o un CAF.

VoceTitoli di Stato italiani e white listAzioni, obbligazioni societarie, ETF
Interessi / dividendi12,5%26%
Plusvalenze12,5%26%
Minusvalenze compensabili48,08% dell'importo100%
Imposta di bollo0,20% annuo0,20% annuo
Imposta di successioneEsentiDovuta oltre le franchigie
ISEEEsclusi fino a 50.000 €Inclusi

Regime amministrato e dichiarativo

Quasi tutti i risparmiatori detengono i titoli di Stato in regime amministrato: l'intermediario applica le ritenute su cedole e scarti, calcola plusvalenze e minusvalenze, tiene memoria delle perdite compensabili e versa le imposte. Nel regime dichiarativo è invece il contribuente a indicare redditi e perdite nella dichiarazione dei redditi. Le differenze sono spiegate nella guida sul regime amministrato e dichiarativo. Le minusvalenze maturate in un deposito restano in quel deposito: in caso di trasferimento ad altro intermediario o chiusura del rapporto, si può chiedere la certificazione per utilizzarle in dichiarazione.

Esempio complessivo: un anno di un BTP

Un risparmiatore detiene 20.000 euro nominali di un BTP con cedola del 3,5%, che a fine anno vale 101 sul mercato:

  • cedole lorde: 700 euro; ritenuta 12,5%: 87,50 euro; cedole nette: 612,50 euro;
  • imposta di bollo: 0,20% di 20.200 euro = 40,40 euro;
  • totale imposte dell'anno: 127,90 euro, pari a circa 0,64 punti percentuali sul nominale.

Lo stesso flusso su un'obbligazione societaria tassata al 26% comporterebbe 182 euro di ritenuta sulle cedole invece di 87,50.

Domande frequenti

I BTP pagano il 12,5% o il 26%?

Il 12,5%, sia sulle cedole sia sulle plusvalenze. L'aliquota agevolata vale anche per i titoli degli Stati inclusi nella white list e per le obbligazioni di organismi sovranazionali come la BEI e la Banca Mondiale.

Posso compensare una minusvalenza su BTP con una plusvalenza su azioni?

Sì, ma la minusvalenza su titoli di Stato è utilizzabile solo per il 48,08% del suo importo, per tener conto della differenza tra l'aliquota del 12,5% e quella del 26%. Una perdita di 1.000 euro su BTP compensa quindi 480,80 euro di plusvalenze tassate al 26%.

Sui titoli di Stato si paga l'imposta di bollo?

Sì: lo 0,20% annuo sul valore di mercato del deposito titoli, calcolato pro rata. Fanno eccezione i buoni fruttiferi postali, esenti se il valore di rimborso complessivo non supera 5.000 euro.

I titoli di Stato si pagano in successione?

No. I titoli di Stato italiani e quelli equiparati, compresi i buoni fruttiferi postali, sono esclusi dalla base imponibile dell'imposta di successione. Vanno comunque indicati nella dichiarazione di successione per il passaggio agli eredi.

Approfondimenti

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